Some Words About Me

   Presentazione del Libro - Milano  - 15 Febbraio ore 15   presso il Museo della Scienza e della Tecnologia- PINO VENEROSO intervistato da Caterina Guzzo per TV105

 

 

 

"Con lo Jutta sulla scia de Il Leone di Caprera " approfondisce ogni aspetto della navigazione : la barca, i preparativi, la pianificazione della traversata, l'equipaggio, il tempo, il carteggio e l'arte della navigazione, le vele, le guardie notturne, le emergenze mediche, i luoghi. La vita di bordo, alle prese con inaspettate tempeste di vento e improvvise calme piatte, l'abbordaggio di pirati, gli incontri-scontri con luci indecifrabili e pescherecci senza luci di via. Riuscire a vivere questa sensazioni ci permette di conoscere una parte di Pino. Egli è molto motivato, ha una forte determinazione per voler dimostrare qualcosa a se stesso imponendosi grandi sacrifici. Ma la riuscita premia ogni sforzo e appaga il lavoro di molti mesi. Realizzare un sogno gli regala una gioia interiore che va oltre le sue aspettative e lo lega ancora di più al mare e alle persone con cui condivide, finalmente, il successo della traversata. Francesco Cuomo

 

Il mare è l'anima stessa di Pino Veneroso ed è protagonista dei suoi sentimenti; egli esalta e benedice il mare nei suoi momenti diversi e lo scruta fino in fondo, come se avesse anch'esso un'anima, capace di sentire e di parlare. Pino ha fatto del mare il suo compagno di viaggio da quando è nato e da bambino ha vissuto in mezzo ai pescatori, vivendone le ansie e le gioie, fino al viaggio solitario, quando il mare è stato il suo solo compagno, nel bene e nel male, calmo e carezzevole o burrascoso e violento che fosse.Le sue parole sono una sinfonia romantica nel modo di interpretare il rapporto uomo-mare, come altri non facilmente saprebbero fare. Giuseppe Pinto  

 

Si, perchè Giuseppe, detto Pino, Veneroso ha il mare nel sangue, come orgogliosamente ama affermare, proclamandosi, a ragione, discendente di una famiglia pisciottiana di menaicuoti. La menaica era la barca, tagliata rigorosamente ad ascia, generalmente da maestri sorrentini, con cui i marinai di Pisciotta andavano a pescare le alici, mentre la menaide era la rete che essi lanciavano a mare per raccoglierne il più possibile.  Francesco D'Episcopo 

 

 
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